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Crisi del '29, signoraggio e 2008

Questa che segue è una lunga analisi dello stato attuale dell'economia. Potrebbe lasciare sconcertati, potrebbe farvi dire "ma va, figurati", ma sono fatti che saltano all'occhio in un attimo, con un briciolo di attenzione e qualche informazione.

La sapete voi la storia della "Crisi del '29"? E’ semplice, ora ve la racconto. Siamo a metà degli anni '20 negli Stati Uniti d'America. Dovete sapere che nessuno si era mai preoccupato di porre un limite alla speculazione finanziaria in borsa, permettendo la moltiplicazione di quei loschi figuri che vivono comprando e rivendendo, per conto delle organizzazioni finanziarie. Un'azienda che si fonda praticamente sul nulla (perché le operazioni finanziarie non producono ricchezza, la spostano) prima o poi commette un passo falso, e fallisce. Succede così che ne sparisce una, poi subito dopo ne sparisce un'altra. Siccome le finanziarie sono la spina dorsale delle banche, a un certo punto succede che anche una banca tiri le cuoia. Una banca è però fatta di risparmiatori, gente comune, che non ha nessuna voglia di perdere i propri soldi (chi ne avrebbe?). Succede così che altri risparmiatori di altre banche si facciano prendere dal panico, e corrano a ritirare tutti i propri risparmi nel timore che la propria banca fallisca. Ritirando tutti i soldi però, la banca fallisce veramente.

I grandi colossi imprenditoriali godono di crediti dalle banche che, sull'orlo del fallimento, chiedono l'immediato rientro di quei crediti. In un batter d'occhio falliscono intere aziende, che sono quotate in borsa. Le azioni perdono di valore e si arriva al giovedì nero, 24 ottobre 1929, dove la perdita di valore delle azioni induce gli speculatori finanziari a vendere tutto. Il 29 ottobre (martedì nero) la borsa crolla. Il dollaro non vale più una mezza tacca. L'oro – rappresentato dal denaro circolante che ora vale zero – rischia di svalutarsi. Nel frattempo la disoccupazione schizza alle stelle, di pari passo con l'inflazione. Ci vogliono nuovi capitali, si decide così il rientro immediato di tutti i prestiti concessi all'Europa durante e dopo la Grande Guerra, che ammontano a miliardi e miliardi di dollari. Inghilterra, Francia e Austria si ritrovano sul lastrico. Stampano nuova moneta, facendo schizzare alle stelle anche la loro inflazione. I primi due stati vantano crediti miliardari con la Germania, e ne richiedono il saldo immediato. I tedeschi non possono pagare (il marco non varrà più nulla), Francia e Inghilterra falliscono, e non pagano gli Usa.

Americani e britannici ritirano tutti gli investimenti fatti in Italia, India e Giappone. E così a macchia d’olio per tutto il mondo. Si salvano a mala pena Russia e Cina, chiuse tra i confini della rivoluzione bolscevica. Ci vorranno dieci anni perché l’economia mondiale, anche grazie al “New Deal” del presidente statunitense Roosevelt, torni a funzionare correttamente. Per evitare una nuova crisi mondiale, si deciderà di non legare più il valore del denaro al valore dell’oro, con gli accordi di Bretton Woods (1977), in modo da poter gestire arbitrariamente il valore del denaro. La moneta circolante non rappresenta più un valore reale, ma un valore nominale che, in realtà, non esiste. In pratica si dice che un pezzo di carta vale 100 euro, quando in realtà vale 5 centesimi. Lo Stato però, per avere quel pezzo di carta, paga alla banca centrale (che stampa il pezzo di carta ed è una società privata) 100 euro. La banca guadagna così 99,95 euro. Questo si chiama “diritto del signore” o “signoraggio”, che siccome è vantato dalla banca, diventa “bancario”. Bene, siccome la banca può stampare più denaro di quanto ne possa esistere in realtà, la moneta stampata rappresenta un capitale virtuale, e crea un capitale virtuale. Badate però che il denaro viene prestato, e su quel denaro gli stati pagano gli interessi, sempre alle banche centrali. Il debito pubblico delle nazioni è contratto con le banche, ed è rappresentato dal costo del denaro. In questo caso le banche si comportano come degli strozzini, e il debito pubblico aumenta sempre più, o al massimo resta tale. Gli stati sono così schiavi delle banche.

Mi spiego meglio. Poniamo che avvenga una nuova crisi con gli stessi passaggi di quella del ’29. Vi ricordate le aziende che si fondano sul nulla? Bene, queste aziende ora sono le banche centrali, che si fondano sul signoraggio, cioè incassano un valore nominale legato a un capitale che non esiste. Un giorno fallisce una banca, anzi ne falliscono due (due tra i più grandi colossi bancari dell’America, ad esempio), poi vacilla un colosso assicurativo come ad esempio Aig. Poniamo che fallisca, a quel punto Wall Street va giù. Va giù anche Bruxelles. Per arginare la crisi, la Bce inietta nel mercato 70 miliardi di euro (come ha appena fatto). 70 miliardi creati dal nulla, perché la Bce non possiede più una riserva aurea in grado di coprire quei 70 miliardi di euro. La Bce, per stampare 70 miliardi di euro, magari spenderà 10 milioni, incassando 69,99 miliardi. Il dollaro va giù, l’euro va su e l’Europa non può più esportare, perché le sue merci costano troppo. L’industria europea crolla, le grandi aziende non possono più pagare i debiti contratti con le banche, che falliscono una dopo l’altra. La Bce butta altri 100 miliardi sul mercato, ma gli Stati non hanno più entrate (perché nessuno è più in grado di pagare le tasse) e quindi non riescono più a pagare il signoraggio.

Ma la Bce e la Fed (Federal Reserve), più tutte le banche centrali del mondo, chiedono l’immediato pagamento del signoraggio e dei debiti facendo fallire decine e decine di stati. Risultato: le banche centrali assumono il controllo dei governi delle nazioni fallite, alla stessa maniera in cui la banca sotto casa pignora l’appartamento a chi non può più pagare il mutuo.  E' come se venissero pignorate intere nazioni. Le banche centrali si impadroniscono così di gran parte delle nazioni di tutto il globo. Vi sembra un’utopia? Mica tanto. Sapete che succederà dopo? Si avrà un nuovo ordine mondiale (New World Order, NWO). Quali stati si salveranno? Quelli che si stampano la moneta da sé, che non devono pagare il signoraggio a nessuno. L’Italia invece paga il signoraggio alla Bce per le banconote. Le monete le conia la Zecca di Stato? La Zecca è di proprietà della Banca d’Italia, che si chiama Bankitalia S.p.A., è una società per azioni. E’ privata. Ecco gli azionisti principali: Intesa Sanpaolo (30,3%), UniCredit Banca (15,7%), Banco di Sicilia (6,3%), Assicurazioni Generali (6,3%), CaRiBo (6,2%), INPS (5%), Banca Carige (4%), BNL (2,8%). L’elenco completo è qui. Dategli un’occhiata. Come vedete, siamo in mano alle banche. Ma ad ogni problema c’è sempre una soluzione. E qui la soluzione è semplice semplice, basterebbe solo che la Banca d’Italia tornasse di proprietà dello Stato italiano. Tutto qui. Come mai non lo fanno? Eh, indovinate un po’. Piccolo inciso: la principale azionista è anche la stessa banca che entrerà nella proprietà di Alitalia. Un caso?

Pubblicato il 16/9/2008 alle 21.55 nella rubrica Economia.

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